dal 19.06.2012 al 01.07.2012
Un ballo in maschera (1859), titolo sempre amatissimo sui palcoscenici di tutto il mondo, ha avuto invece una ricezione critica talvolta ostile, come evidenzia chiaramente il famoso giudizio di D’Annunzio che lo definiva «il più melodrammatico dei melodrammi», dando a questo epiteto un significato nettamente negativo. Il libretto ordito da Antonio Somma (poeta, che era nuovo al cimento operistico) sotto la stretta supervisione di Giuseppe Verdi, trae spunto da Gustave III di Eugène Scribe (che aveva lavorato con il musicista nei Vespri siciliani) ed era già stato portato sulla scena operistica da Auber (Gustave III, ou Le Bal masqué, 1833) e in seguito da Mercadante (Il reggente, 1853). Il progetto ebbe numerose vicissitudini censorie e l’ambientazione venne trasferita in un improbabile Massachusetts, così come al protagonista venne dato lo status di conte, dato che la censura romana, e in specie dopo il fallito attentato a Napoleone III, non voleva monarchi morti in scena. L’elemento di maggior forza, e quello che in passato ha costituito il maggior capo di accusa, è esattamente la commistione tra ironia e dramma (Julian Budden ha coniato per il Ballo la felice definizione: «una commedia con lati oscuri»), che resta uno dei più interessanti contrassegni della modernità drammaturgica verdiana e che qui trionfa. Molteplici sono le influenze dal repertorio francese, come è evidente ad esempio il disegno finissimo del paggio Oscar, ed estrema è la capacità di incidere nelle forme tradizionali di espressione (tra cui il monologo, che è asse portante del lavoro), superando gli stereotipi o ridefinendoli d’autorità.
Atto I
Riccardo, governatore di Boston, ha organizzato per il giorno seguente un sontuoso ballo in maschera; da solo, esamina la lista degli invitati e mentre riflette sul suo amore per Amelia, giunge Renato, il marito di lei, ed egli trasalisce; ma quest’ultimo vuole solo informarlo di un complotto ai suoi danni ordito dai suoi nemici Samuel e Tom. In realtà vuole proporgli una petizione d’esilio per l’indovina nera Ulrica, ma egli è contrario e, dopo un discorso del paggio Oscar, si risolve a recarsi in incognito all’antro dove essa abita. Amelia ottiene un colloquio privato con Ulrica, che Riccardo spia, sentendo entusiasta che Amelia chiede un rimedio per sfuggire a una passione illecita che la tormenta, per cui l’indovina consiglia di raccogliere un’erba che cresce nell’«orrido campo» dove si tengono le impiccagioni. Riccardo, ancora in incognito, sfida Ulrica a predire il suo futuro e quindi essa annuncia che egli morirà ad opera di chi gli stringerà la mano.
Atto II
Amelia si reca all’orrido campo per trovare l’erba che può allontanare da lei l’amore colpevole di cui non vuole macchiarsi, ma mentre cerca la pianta, giunge Riccardo che le dichiara la sua passione, cui dapprima resiste, per poi cedere alla forza dei suoi sentimenti. Mentre gli amanti si abbracciano, giunge Renato, allarmato per notizie di nuovi complotti da parte di Samuel e Tom. Riccardo gli ordina di condurre la signora in città, rispettando il suo anonimato. Giungono nel frattempo i congiurati che, delusi per aver mancato per l’ennesima volta Riccardo, vogliono scoprire chi sia la donna e Renato non riesce a impedirlo: per questo si trova di fronte alla moglie e, confuso dall’odio e dalla vergogna, dice a Samuel e Tom che l’indomani li incontrerà per ordire una macchinazione.
Atto III
Dopo una concitata discussione, Renato dichiara che ucciderà Amelia, ma le consente di rivedere il figlio, e in quel momento si rende conto che non lei, ma Riccardo deve perire. Giungono Samuel e Tom, ai quali Renato annuncia di voler partecipare al complotto per uccidere il conte, che nel frattempo ha stabilito di rimandare Amelia e Renato in Inghilterra. I congiurati discutono animatamente su chi dovrà uccidere Riccardo e la sorte darà il compito a Renato, che approfitta dell’invito al ballo in maschera recato da Oscar. Amelia ha capito il complotto e tenta di aiutare Riccardo inviandogli una lettera, ma l’unica cosa che lui ha a cuore è rivedere l’amata. Renato al ballo apprende dal paggio sotto quale maschera si cela il conte; Amelia, travestita, chiede di vedere Riccardo per un ultimo colloquio, ma lui la riconosce e mentre si dichiarano il loro amore, pur giurando di lasciarsi per sempre, sopraggiunge Renato che lo pugnala. Spirando, Riccardo dice all’amico che sua moglie è pura e che lo perdona.